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SCIENZA E RICERCA SCIENTIFICA...

 
2.4.
SCIENZA E FEDE: UN CONTRASTO REALE?

di Gianni Viola
 

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2.3. La pareidolia: quando è vera, quando è falsa »

L'ateismo è un figlio mostruoso del teismo e il teismo, a sua volta, è un'orrenda escrescenza originata da due serie d'errori dovuti in egual misura a forti dosi di buona e mala fede: da una parte vi è l'incomprensione linguistica e letteraria del testo biblico (nel qual caso si potrebbe parlare di "buona fede"), dall'altra parte vi è un intenzionale uso strumentale di tali distorsioni linguistico-letterarie a scopi eminentemente politici (nel qual caso si potrebbe parlare di "mala fede"). Il dato obiettivo è che sia gli atei, sia i teisti assumono che la Bibbia dica le stesse cose, solo che i primi considerano che si tratti di falsità, i secondi vi assegnano invece un'obiettività storica fondata su delle evidenze che si ritiene siano dimostrate. In realtà, ma questa ovviamente resta una mia opinione, sembrano in errore sia gli uni, sia gli altri, ma vediamo "il perché".
L'ateismo è la negazione del teismo. Ma cos'è il teismo? Il teismo è la proposizione di un "dio personale", inteso anche come "dio unico", donde il termine "monoteismo". Cosa è presente, di tutto ciò, nella Bibbia? In sostanza nulla, perché, volendo ricercare nel testo biblico i termini riferibili o "riferiti" a tali concetti, scopriamo che quei termini non corrispondono ai concetti cui dovrebbero in realtà riferirsi.
Veniamo dunque ai dettagli. La versione della Bibbia cui si fa riferimento è quella scritta nella propria lingua nazionale, nel nostro caso la lingua italiana. Qual era la versione di cui l'italiana n'è la traduzione? La "vulgata latina", ovvero la Bibbia tradotta da San Girolamo. Questi a sua volta tradusse la Bibbia in latino assumendo le quattro versioni allora in voga (siamo nel IV secolo d.C.) in lingua greca. Queste ultime a loro volta derivavano dalla Masoretica ebraica. E qui siamo arrivati al capolinea...
Chiediamoci quali erano i termini presenti nel testo ebraico che erano utilizzati per indicare il termine "dio". La parola ebraica (qui traslitterata, poiché nell'originale è scritta con l'alfabeto ebraico quadrato) è "elohim". Cosa vuol dire elohim? Di certo non vuole dire "dio". La desinenza "im" in ebraico indica il "plurale maschile". Qual è la traduzione possibile del termine "elohim" in lingua italiana? La traduzione è "quelli che vengono dall'alto" o in senso stretto i "divini", nel senso che nell'antichità si dava a questo termine: le "divinità" erano null'altro che "esseri umani" provenienti dal "cielo", ovvero da altri mondi, poiché, almeno questa è una conquista della nostra scienza, noi ben sappiamo che il "cielo" corrisponde allo "spazio", al "cosmo", in definitiva a tutto ciò che "sta fuori dalla terra".
Una prima domanda: perché la Bibbia traduce "elohim" con "dio"? Per la semplice ragione che gli Ebrei, avendo elevato a rango di "Dio unico" il loro "Dio tribale" (Jahvé o Jehova, di cui diremo più avanti) non potevano accettare un plurale che mettesse in dubbio l' "unicità" del "loro" dio.
Un'altra domanda: appare nella Bibbia che Jehova sia un dio "unico", ovvero che non vi siano altri "esseri" che abbiano le sue medesime qualità "divine"? La risposta è semplice: Jehova era null'altro che un "dio" (essere celeste) tribale, alla pari d'altri esseri celesti, di cui peraltro gli Ebrei erano a conoscenza. Si può parlare dunque di monoteismo? No, al massimo di monolatria, ovvero di "una divinità" ritenuta la migliore, ma non l'unica. Ma Jehova era un "dio", ovvero, secondo la Bibbia era ritenuto un "dio"? No, era semplicemente un essere celeste, come ve n'erano tanti altri con riferimento ad altri popoli.
E allora, dove poggia il teismo? Sulle speculazioni dei rabbini israeliti e su quelle dei teologi cristiani.
L'ateismo "prende per buone" le versioni rabbiniche e cristiane e alla fine vi si scaglia contro. È come la lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento! La soluzione? Molto semplice: dimostrando l'inconsistenza "storica" delle speculazioni religiose, si dimostra l'inconsistenza delle corrispettive speculazioni teologiche, basate su quelle. A quel punto l'ateismo perde la sua funzione perché viene a mancare l'oggetto della contesa!
A questo punto va fatta una precisazione: nell'antichità, "realmente" il potere derivava da "Dio", ovvero derivava da gruppi di uomini (non terrestri) che per motivi strumentali, "giocavano" a far finta di essere "dei". Il gioco funzionò per decine di migliaia di anni. Noi sappiamo che si trattava di un gioco. Oggi quel gioco è "continuato" dalle religioni, le quali utilizzano lo stesso linguaggio di allora, facendo in modo di non far trapelare la vera realtà dei fatti.
Strano a dirsi, gli alleati migliori dei "teisti" sono gli "atei", i quali combattendo i "teisti" su un terreno composto da falsi letterari, da traduzioni sbagliate, da speculazioni teologiche sballate e da resoconti storici campati in aria, alla fine portano acqua al mulino delle religioni, poiché non riescono ad accettare la realtà "extraterrestre", l'unica che in definitiva possa dare ragione dei fatti del passato visti nella loro giusta dimensione.
Qualche esempio?
Un ateo ritiene che gli episodi del Diluvio Universale, della Torre di Babele e ancor di più la distruzione di Sodoma e Gomorra, siano invenzioni dei preti, delle pure stupidaggini senza alcun fondamento storico.
Perché questo accanimento contro tali avvenimenti? La risposta è semplice. Se io considero che il Signor Jehova in effetti non esisteva e considero che non esisteva perché io (da ateo) ritengo che un "dio" non può esistere (in linea di principio); e ancora: se io sostengo (da ateo) che la Bibbia parla di un Jehova inesistente, a questo punto io (da ateo) ritengo che la Bibbia sia tutto un cumulo di fesserie. La Bibbia riferisce di cose inesistenti e tutto non ha senso. Il Diluvio? Neanche a parlarne. La Torre di Babele? Una cosa che fa ridere. Sodoma e Gomorra, tutti fatti impossibili e inventati.
Ecco il terreno di lotta: l'ateo cerca di dimostrare che la Bibbia dice stupidaggini, magari cose storicamente non provate, e se pure provate, senza alcun nesso con la presunta divinità che la Bibbia assegna a quei fatti (tipo il Diluvio provocato da Dio, Sodoma e Babele distrutti da Dio, ecc.); da parte sua il teista cercherà di dimostrare il contrario, ovvero che è tutto vero e che tutto è successo secondo quanto stabilito dalla Bibbia.
Chi ha ragione?
Sembra strano, ma la ragione (non tutta, solo una parte) "pende più a favore dei credenti che non dei non credenti!"
Notare che ho usato il termine credenti e non "teisti". Il motivo è semplice: il credente ritiene che la Bibbia dica cose vere, il non credente ritiene che dica cose non vere. E a questo punto esce fuori la vera soluzione del problema.
La Bibbia riferisce di fatti realmente accaduti, in gran parte travisati per motivi di potere, ovvero adattati ad "usum delphini" da parte della lobby ebraica (esistita sin dai tempi di Re Salomome) e tuttavia si tratta di fatti che non danno ragione al teismo, bensì alla tesi della presenza extraterrestre (le "divinità" erano null'altro che esseri provenienti da altri pianeti). Da parte loro gli "atei" si trovano in una situazione ancora peggiore che non i credenti, perché "in linea di principio" non credono ai fatti narrati dalla Bibbia (con ciò negandosi la possibilità di analizzare dei fatti realmente accaduti), inoltre escludono, quasi sempre per fanatismo, qualsiasi possibilità che quei fatti possano essere addebitati ad elementi extraterrestri.
Come si vede la situazione è tragica, ma mentre un credente "potrebbe" in linea generale, accettare la soluzione extraterrestre, difficilmente un ateo "potrebbe" piegarsi a tale soluzione, perché ne verrebbe meno il suo "fanatismo". Da ciò risulta spiegata la feroce opposizione che la parte fanatica della scienza (alias "scienza ortodossa") esprime, senza motivo e senza argomenti, contro la comprovata presenza extraterrestre nella storia dell'uomo.
Un altro esempio? Il darwinismo è la sublimazione della "ignoranza" storica riferita ai testi antichi (soprattutto sumeri) i quali c'indicano chiaramente che evoluzione e "creazione" (questa, intesa coma manipolazione genetica) non sono dati in contrasto. Finché da parte "atea" non interverrà un atto di umiltà che consentirà in termini precisi di finirla con il considerare "legge" una "teoria" (che peraltro fa acqua da tutte le parti), la scienza non farà nessun passo in avanti.
Il risultato? Teisti e Atei continueranno a combattersi alimentando una disputa inutile e dannosa. La soluzione, come abbiamo visto, è altrove.
È possibile ancor più e in campi più vasti, verificare la "corrispondenza" teismo-ateismo tramite la considerazione di un punto di riferimento, figuratamene rilevato sull'immagine espressiva del teismo, in seguito ritrovato nell'ambito del tessuto culturale dell'ateismo?
Questo "punto di riferimento" esiste e può essere senz'altro la "proibizione biblica della raffigurazione della divinità". In tal fatta la "divinità" deve essere intesa come tutto ciò che sta, concettualmente, al di sopra del non-divino, dunque del tangibile, del terrestre. Tale proibizione non ha in sé alcuna giustificazione, se non il riconoscimento, in forza dell'autorità che tale principio ha emanato, che tale proibizione deve essere automaticamente accettata. Inoltre tale proibizione non avrebbe senso e scopo se non si fosse realmente nelle condizioni di raffigurare in termini graficamente coerenti, la forma e le particolarità, del soggetto di cui non si ha il diritto di riprodurre le fattezze. In altre parole è possibile proibire qualcosa che altrimenti sarebbe possibile realizzare!
Nel campo ateistico, tale proibizione, così come succede per tanti altri principi "religiosi", passati, armi e bagagli, dall'altra parte, è sublimato attraverso la proposizione della "proibizione di raffigurare la realtà extraterrestre", quando questa fa esplicito riferimento alla vita intelligente, dunque alla divinità, ovvero a ciò che rappresenta la vita al di fuori della vita che noi percepiamo sulla Terra.
Ciò spiega a sufficienza lo scandalo, la rabbia, le invettive, gli insulti e quant'altro, e soprattutto, il ricorso ai trucchi fotografici, alle maldestre manipolazioni digitali (queste pertinenza solo del codice penale), con schiere di àscari al servizio del potere, atti a nascondere la realtà, in tal fatta attuando il principio "divino", e tentando in tutti i modi di rimuovere la possibilità che quella realtà "non terrestre", possa essere in qualche modo rappresentata.
Ecco dunque la corrispondenza perfetta fra precetti divini e precetti scientifici, gli uni e gli altri, impegnati nella lotta contro la Verità. In questo caso specifico la scienza è in perfetta corrispondenza speculare con la religione, e se pure, queste due realtà, ad osservatori distratti, possano apparire concettualmente distanti e fra loro "nemici", concretamente, ciascuno per suo conto, opera alla realizzazione del medesimo disegno: nascondere la Verità.


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